28-07-08 luglio 29, 2008
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Miglioramenti
Questa mattina va un po’ meglio. L’infiammazione sia interna che esterna è diminuita. Internamente me ne accorgo perché non è più urgente sciacquare la bocca dopo aver mangiato, i cibi irritano meno la mucosa. Esternamente me lo dicono le mie mani, forse è ovvio e scontato ma ve lo ricordo, utilizzate le mani per verificare quali zone cutanee sono più irritate, sulle stesse utilizzate solo le vostre mani per pulire, non spugne o simili; non strofinate ma tamponate per asciugare. I miglioramenti fanno bene all’animo, mi sento ben disposto ad affrontare il percorso quotidiano. Ho anche cercato di aggiustare la lavatrice ma non ci sono riuscito, spero che un tecnico possa risolvere la situazione se no dovrò prenderne una nuova.
Difficoltà
Devo parlare anche di un altro aspetto ma faccio fatica, sono imbarazzato. Faccio leva sul mio lato professionale e poi cercherò di aggiustare il tutto. Durante il periodo di attesa continuai ad assumere antidolorifici ed antinfiammatori prescritti dal medico. Gli antidolorifici che derivano dall’oppio hanno diversi effetti collaterali uno di questi è quello di ridurre la motilità intestinale e la possibilità di causare stipsi, stitichezza. L’intensità di questo disturbo varia sia rispetto all’individuo che può essere più o meno predisposto sia rispetto al tipo di farmaco. Ad un certo punto l’effetto del contramal (tramadolo) era diminuito e provai a sostituirlo con il coefferalgan (codeina associata a paracetamolo) questo farmaco sul mio intestino ha un effetto potentissimo. Nella mia attività professionale mi è capitato spesso di aiutare manualmente i pazienti che non riuscivano a liberarsi delle feci presenti in sede rettale. Feci la stessa cosa con me.
L’ho scritto.
E’ un aspetto importante sia per il paziente che già provato dalla malattia si trova a vivere una situazione estremamente imbarazzante ma lo è anche per il professionista. Solo in quel momento compresi veramente ciò che molto spesso avevo vissuto solo dall’esterno, come infermiere.
Spesso tra colleghi ci si stupiva del fatto che il non andare di corpo per i pazienti divenisse l’aspetto principale “Ma tu guarda” si diceva tra colleghi “con tutti i problemi che ha è lì a preoccuparsi se va di corpo o no”. Adesso cercherò di spiegare ai colleghi la sensazione che si prova, facile per voi parlare di fecalomi, certo se vi chiedo cosa sono rispondete subito “Feci indurite” bravi, ma adesso provate ad immaginare di avere nel retto un grosso sasso, non riuscite a stare in piedi perché la gravità spinge il sasso verso il basso ma non riuscite ad espellerlo, allora vi sedete ma inevitabilmente vi siederete sul sasso è non è comodo, sdraiandovi la situazione sembra migliorare ma è solo per un attimo perché il sasso comprime e allora vi rigirate di continuo. La situazione diventa velocemente estenuante, nessun posto e nessuna posizione possono giovarvi. E’ in quel momento che il paziente chiede aiuto. Spero di essere riuscito a spiegarmi.
Per i pazienti: se dopo aver sperimentato lassativi, clisteri, microclismi e supposte di vaselina non siete ancora riusciti a risolvere il problema potete chiedere aiuto ad un infermiere oppure fare da soli utilizzando guanti monouso tipo quelli in lattice (ovviamente da evitare se siete allergici, esistono adesso anche guanti latex free, cioè senza lattice) utilizzatene due, uno sopra l’altro, e un lubrificante tipo vaselina.
L’ho scritto ma non l’ho ancora pubblicato anche se credo proprio che lo farò. Non perché debba fare il coraggioso o perché voglia superare i limiti imposti dall’imbarazzo e dal pudore, semplicemente perché posso farlo, perché ho quella marcia in più, l’aspetto professionale, che mi permette di affrontare questioni importanti che solitamente vengono taciute, nascoste non per cattiveria ma proprio a causa del pudore e dell’imbarazzo.
Cercate dunque con l’aiuto del vostro medico curante l’antidolorifico che meglio si adatta a voi, quello che vi permetterà di controllare meglio il dolore ma che contemporaneamente vi darà il minor numero di disagi derivanti dagli effetti collaterali del farmaco stesso. Ancora una volta, ascoltate il vostro corpo sarà lui a darvi la risposta migliore. Personalmente aumentai la dose di tramadolo fin dove possibile avendo così un controllo minore del dolore ma l’intestino più libero.
Un altro aspetto che viene trascurato per gli stessi motivi è la sessualità, qui la cosa diventa ancor più individuale. Per me è stato “semplice” perché non sono in una relazione di coppia quindi il fatto che il mio desiderio fosse latente, inesistente non mi creava nessun problema. Non mi passava neppure per l’anticamera del cervello, forse perché occupato da altre problematiche, forse i farmaci stessi, le due cose messe insieme più tutto il resto. Di fatto su questo punto nessuno può esservi d’aiuto, l’atteggiamento e le risposte verso questo punto sono totalmente individuali e soggettive. Sono certo che anche voi troverete l’atteggiamento migliore e le vostre risposte.
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