Appunti di viaggio luglio 23, 2008
Posted by inscaper in Uncategorized.add a comment
Ieri, lunedi 21 luglio, mi ha emozionato riprendere le mie chiavi di casa dal cassetto dove le avevo riposte. Così come indossare di nuovo il mio anello, una fede turca da sei pezzi, che non avevo più messo perché in radioterapia non dovevo indossare metalli.
M si emozionata ed ha pianto quando ci siamo lasciati; l’ho presa in giro per mascherare, male, il mio imbarazzo. Non mi è spiaciuto lasciare gli amici perché per me è come se non li lasciassi, invece che abitare in un altro quartiere della stessa città, abito in un’altra regione, tutto qui.
Invece ero molto contento di lasciare Milano e il suo malessere quotidiano. Un’ora e venti minuti per raggiungere il casello dell’autostrada tra autisti incazzati, aggressivi, esausti e depressi già all’inizio di giornata!
Il viaggio nel complesso è andato bene, mi sono fermato due volte per riposare e controllare la mappa. Giunto a Fratticciola mi sono perso, ho chiamato R che è venuto a recuperarmi. Ho riposato mentre R doveva sbrigare delle faccende di lavoro e dopo aver cenato (ognuno a modo suo) abbiamo fatto quattro passi in campagna. L era felice, correva e voleva che le tirassimo dei sassi, è una bellissima cagna grande, nera e socievole; vivono in un posto bellissimo tra le colline umbre, anche se è pur sempre una frazione di Perugia, valli che si aprono a destra e a sinistra, le luci dei paesi vicini, il profumo della paglia e dell’erba riempiva l’aria e le nostre narici. Nuvole che brontolavano e lampeggiavano senza lasciar cadere una goccia d’acqua. L’acqua invece l’ho trovata questa mattina per un bel tratto di strada. Mi piace sempre molto questa parte della penisola soprattutto quando giungendo in prossimità di Tarquinia dall’alto delle colline già gialle vedi il blu del mare.
Giunto a Civitavecchia in attesa di imbarcarmi ho iniziato a scrivere questi appunti da inserire nel blog. Mentre guidavo, questa mattina, mi sembrava che il viaggio in generale si prestasse a diverse metafore, ma anche la mia malattia è stata ed è ancora il mio viaggio, un viaggio alla scoperta di luoghi ignoti. Un pensiero parallelo era questo “Se mi fosse dato, come in questo caso di conoscere solo il bruciore-dolore e l’amaro della Vita accetterei di proseguire così o attuerei difese tali da non sentire più nulla?” Ci sono momenti in cui mi sento anestetizzato sia in senso farmacologico che spirituale. L’anestesia dell’anima è qualcosa che conosco e che M aveva denominato così in una seduta di terapia di gruppo. Cerco di mantenere sotto controllo il dolore urente per riuscire a garantire un alimentazione sufficiente, anche se inadeguata.
Sul traghetto, ho consegnato un documento e mi hanno dato una presa per attaccare il PC, così ho iniziato a copiare gli appunti scritti sul taccuino di questa mattina. Mi piace questa situazione, il mare di fronte, California Guitar trio nelle orecchie e strumento di “lavoro” tra le mani. Lavoro è messo tra virgolette perché il PC non è solo lavoro, solo il fatto che stia sentendo anche della musica, e che potrei vedermi un film o mettermi a disegnare, lo rende diverso o forse è così per me perché è stato con l’acquisto del mio primo PC che ho iniziato a rendere diverso il concetto di lavoro. Poi la crisi, su tutti i fronti, sino a scegliere un mestiere completamente diverso, l’infermiere. Mestiere diverso ma lo spirito era quello che avevo ormai maturato durante il lavoro analitico, lavoro appunto non era più solo portare a casa la pagnotta, lavoro era tutto ciò che mi permetteva di crescere nella relazione con l’Altro, con il mondo che mi circondava.
L’Altro può assumere nomi diversi, Paziente, Collega, Medico, ecc. ma anche Salute, Malattia, Guarigione, Morte, ecc. Iniziai a studiare pensando che le conoscenze che avrei acquisito in questo campo mi avrebbero permesso di rispondere a tutta una serie di domande che andavo ponendomi. Ed effettivamente mi furono molto utili ma i miei veri maestri non furono i libri o i docenti ma i pazienti. Soprattutto nell’esperienza dell’assistenza domiciliare e in quella con i bambini, li ho imparato che il modo migliore per risolvere il problema che il paziente mi portava non era quello di portarlo fuori dal mondo fisico e affettivo che gli apparteneva e a cui apparteneva ma che la risposta al suo problema era proprio nelle relazioni che aveva costruito con il mondo che circondava lui e il suo corpo. A volte la Morte è la soluzione al problema. Morte non intesa come opposizione alla Vita ma come parte integrante della Vita, così come l’accrescimento, il decadimento e tutti gli altri aspetti che fanno parte del processo vitale.
La Malattia, anche la mia, è parte integrante della Vita, è una risposta che il mio corpo ha messo in atto. Sta a me, a chi si è preso cura di me, a chi si è sentito toccato da questo evento dare una risposta, un senso, all’evento Malattia. Non c’è una risposta sola o la risposta migliore, le stesse note vengono lette in modo diverso se cambiamo chiave di lettura, probabilmente l’insieme di tutte le letture possibili danno un quadro abbastanza verosimile dell’evento. La prima domanda che ci ponemmo, io e altri, fu rispetto alla sede corporea: perché la lingua? Il Chirurgo poteva individuare una causa “meccanica” (sigarette e denti sui quali la lingua batteva), probabilmente questa risposta per lui è sufficiente non per me. Ripeto non è una risposta errata, è la sua risposta all’evento, rimuovere chirurgicamente la causa era la sua soluzione al problema.
Hei, tra mezz’ora si sbarca, forse è il caso di riconsegnare l’adattatore ed iniziare a prepararmi.
Casa in vista!